Libri in cerca d’autore

ll significato del vocabolo inglese fake è “falso”, “posticcio”.
Nell’era di internet questo significato è rimasto, assumendo tuttavia connotazioni differenti.
Fake è per esempio chi, nelle chat o in certi siti di annunci, assume una identità diversa, spacciandosi per personaggi famosi o semplicemente dichiarando il sesso opposto al suo.
Per esempio, uno potrebbe partecipare ad una discussione tra chimici, spacciandosi per chimico, anche se in realtà è un letterato o semplicente un appassionato della materia.
Per traslazione, Fake serve anche a definire file che si nascondono dietro falso nome. Per esempio, non di rado nei siti di file sharing si pensa di scaricare l’ultimo film appena uscito nelle sale ed invece, pur con quel titolo, ci si ritrova tutt’altro, magari un film porno.

Fake è divenuta anche la rilavorazione dei file musicali, successivamente riabilitati a remix, opere cioè divenute a loro modo originali a seguito di interventi sui dischi con accelerazioni o mixaggio con altri brani. Alcuni dischi hanno addiritura scalato le classifiche con maggior successo dei brani che hanno loro dato origine.
Ma il Fake di cui vogliamo trattare in questo articolo non è ancora molto noto, anche se i più attenti ed assidui navigatori della rete ne hanno sentito parlare da qualche tempo e ne hanno anche usufruito.
Si tratta del Fake delle opere letterarie.

Facciamo subito una premessa. La creazione di falsi o rimaneggiamenti, chiamateli come volete, non era chiaramente possibile nel mondo del libro tradizionale. Poteva esservi talvolta un plagio, una ruberia di brani di altri scrittori di cui qualcuno poteva appropriarsi per abbellire la sua opera o per risparmiare tempo o per esprimere meglio un concetto già ben esposto da altri.
Non aveva tuttavia senso prendere il Moby Dick di Melville e mettersi con carta e penna a riscriverlo, pubblicandolo poi con lo stesso titolo, Moby Dick di Melville. E badate, senza che Melville potesse reclamare i propri diritti per un’opera di oltre cento anni fa, per la quale pertanto non esistono più i diritti d’autore.
Tuttavia, ripetiamo, nessuno poteva avere l’idea di dedicare del tempo a riscrivere un’opera famosa: e perché poi? Certo, qualche passaggio sarebbe sicuramente migliorabile, qualche spostamento di frase potrebbe aumentare la già egregia suspense, un aggettivo o un sostantivo potrebbero essere sostituiti per rappresentare meglio una scena, ma dove sarebbe alla fine il pubblico? Chi acquisterebbe un libro per così dire apocrifo?
Questo nel cartaceo, nel mondo cioè dei libri stampati su carta.
Supponiamo ora che a qualcuno venga in mente, nel mondo del digitale, che un’opera famosa che già si trova su Internet possa essere riscritta o ritoccata, con un intervento “migliorativo” variabile dai pochi vocaboli alle intere pagine, fino a riscriverla totalmente. Nulla di più facile: basta entrare nel libro e con i copia incolla, gli elimina, i trova e sostituisci, il lavoro si fa tranquillamente e lo si rimette in rete, senza bisogno di ricorrere a costose stampe e distribuzioni.
Anche qui ci vuol tempo da perdere, direte voi. Vero! ma il Fake letterario ha deciso che lui di tempo ne ha e che questa operazione gli va molto a genio, lo diverte, anzi, non di rado lo gratifica. E vedendo i propri libri fake scaricati in rete, trova la necessaria ricompensa.
Che dire? Non vi quadra? Pensate che si tratti di un fenomeno marginale o di breve vita? Forse!
Andatevi a leggere “Il vandalo” scritto da un Fake che si nasconde per ovvi motivi dietro l’anonimato. Lo potete scaricare anche qui, in mnamon.it, gratuitamente.
Il libro, un manifesto come lo sottotitola il nostro anonimo, è breve e si legge in un paio d’ore, anche perché è scritto da uno che la penna la sa comandare molto bene.
Leggete e commentate, se volete, cimentatevi in questo nuovo esercizio, di falsificare non solo opere famose e ormai storiche, i classici, ma anche altri romanzetti che si trovano facilmente in formato digitale e che forse, sotto la vostra azione riparatrice, potrebbero diventare opere degnissime.
Un’ultima annotazione.
Dobbiamo dare un riconoscimento a  Roberto Gilli che, ricevuta l’opera dall’anonimo, ha pensato bene di condividerla immediatamente, citandola sul blog di LinkedIn dedicato all’e-book (di seguito abbiamo riportato alcuni degli interventi seguiti alla segnalazione di Gilli).
E un ringraziamento all’Anonimo, che ci ha dato le motivazioni e le istruzioni per l’uso.
A questo punto, e concludiamo, secondo voi Autori ed Editori devono preoccuparsi?

 
DISCUSSIONE SU LINKEDIN A SEGUITO PROPOSIZIONE DE “IL VANDALO”
“Il Vandalo” : Vi propongo un piccolo racconto (in formato epub) che presenta una riflessione sul futuro degli e-book e della letteratura elettronica. Docu-fiction? Follia? Diario? Saggio?
Roberto Gilli

Nuove frontiere dell’editoria, direi… Affascinante l’idea!
Luke
E mi fa piacere che lo spunto “strambo” sulla letteratura elettronica e sulla sua nuova dimensione “fluida” ti sia piaciuto.
roberto
Che dire: si aprono orizzonti!! impensati. Qui i diritti d’autore e quant’altro vanno a farsi benedire. Grazie per l’info.
Gilberto

Più che andare a farsi benedire, vanno ripensati in funzione delle nuove realtà. Ma finché esiste un ente paleolitico come la SIAE, che non ha ancora raggiunto il minimo di informatizzazione necessaria a migliorare la propria efficienza, sarà difficile che arrivino innovazioni.
Luca

Sì, è vero che c’è un problema di Enti e legislazione ma non credo che sia il punto più “critico”.
La mia impressione è che la tecnologia degli e-book stia modificando (o meglio “possa modificare”) in modo sostanziale il rapporto autore-opera-lettore.
L’ipotesi narrata nel racconto è “estrema” se vogliamo ma lo stesso discorso di “fluidità” e “oralità” del testo elettronico si può applicare a libri commentati (ogni libro come il Talmud?), a libri fatti con copia incolla dal web (banalmente un ricettario, oppure un libro PDF fatto con Wikipedia), libri che vengono aggiornati e così via.
Insomma un sacco di cose interessanti che si possono fare e che scardinano i concetti di autore-opera-lettore a cui siamo abituati.
Roberto

Ho letto il racconto… molto interessante!, anche a me affascina il modo in cui sta cambiando (e in modalità non facilmente prevedibili) il rapporto autore-opera-lettore.
Anedo

Una nota: un articolo di Nicholas Carr (su The Wall Street Journal, tradotto sul numero 931, l’attuale, di Internazionale) parla proprio di come la letteratura elettronica stia diventando “fluida”: proprio la tematica del racconto “il vandalo”.
“I libri digitali possono essere modificati all’infinito…” dice Carr.
Insomma, come ho cercato di mostrare, in modo narrativo, nel racconto: la letteratura digitale può cambiare (e cambierà) in modo sostanziale quello che noi pensiamo come libro. Ripensiamo ad altri modi di comunicare il sapere, “ricordiamo” altri modi di comunicare e creare il sapere per capire quello che saranno gli e-book (tradizione orale, commenti, trascrizioni con modifica, miti e leggende, archeologia ecc).
Roberto

Ciao Roberto, ho scaricato e letto il racconto.
Sul contenuto, che dire: anche io sono dell’idea che in qualche modo il rapporto “lettore-libro” deve cambiare. Lo dico da editrice/lettrice digitalmente insoddisfatta 🙂 Per quanto facciamo un buon lavoro, nel trasformare un libro in e-book c’è sempre qualcosina che non funziona al 100%. Il tuo racconto descrive bene l’inquietudine che deriva da un senso di incompiuto che permane anche quando si sa di aver fatto tutto quello che si doveva fare.
Vuol dire che è arrivato il momento di cercare una nuova prospettiva.
Creare una piattaforma Wiki in cui poter liberamente modificare libri e racconti, per poi stamparli in .pdf o scaricarli in .epub potrebbe essere un’idea (magari esiste già) 🙂
Elena

@Elena, vedi anche l’articolo del The Wall Street Journal che ho citato qualche giorno fa: tratta delle stesse tematiche (anche se dal punto di vista del solo autore): in particolare il versioning anche per i libri.
Siti di scrittura collaborativa ci sono e hanno prodotto qualcosa: di fatto Wikimedia permette già di creare libri in PDF (e credo/spero che ci sarà anche l’opzione ePub tra breve). Quindi quello che suggerisci si può già fare.
Certamente l’aspetto collaborativo introduce un ulteriore livello rispetto a quanto narrato ne “il Vandalo”: nel racconto l’idea è più legata all’oralità: ricevo un’opera, la modifico, la faccio ricircolare.
Ma anche un livello in meno: nella scrittura collaborativa, in genere, c’è una versione ufficiale (per quanto temporanea). Nella logica “orale” ce ne posso essere tante (contemporanee) leggermente diverse.
Insomma è un mondo da esplorare, da affrontare con la mente aperta. Un mondo che si svilupperà senza un unico attore-decisore.
Per quello che riguarda le modifiche fai pure. Anzi aggiungi (o togli) anche paragrafi e metti tutto nella tua cartella condivisa di eMule: magari il Vandalo sarà contento.
O se vuoi essere “tradizionale” spediscimi la versione corretta.
Io lascerei solamente “dopie” che per uno che sbagliava le “doppie” mi pare un bel errore 😉
Roberto

Sarò tradizionale e ti spedirò la versione corretta 🙂 “dopie” non l’avevo considerato errore 😉
C’è comunque ancora qualcosa che non fa decollare la scrittura collaborativa…
Elena

Io non ho mai creduto nella scrittura collaborativa “alla wiki”: ma può essere un problema mio. In fondo bisogna vedere i risultati.
Per gli e-book vedo piuttosto qualcosa di diverso: un testo aperto verso l’esterno (pagine web ma anche blog o altro) o ai commenti sovrapposti (“tipo Talmud”).
Roberto

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