Una breve guida alla realizzazione di un trailer per un libro, oppure, come ormai si usa dire, di un booktrailer. Che cos’è un booktrailer? Esistono regole precise? Quanto può costare un buon booktrailer?

Un contributo alla comprensione, in una giungla di videotrailer che affollano siti come youtube o vimeo.

Booktrailer sì o no e come?

Che cos’è?

Siamo invasi dai booktrailer, più o meno genuini e più o meno trailer.
L’assunto è che un’immagine vale più di 10.000 parole. Il video su internet è oggetto ambito di ricerca e conseguente visione per i naviganti. Si è così inaugurata la stagione del book trailer, sulla falsariga dei film trailer.
Vediamo se ci riesce di mettere un po’ d’ordine. Diamo perciò una definizione, che dovrebbe di per sé fare giustizia di ciò che book trailer non è, anche se gli assomiglia.

Il booktrailer è la concisa rappresentazione filmica di un libro, atta ad informare il potenziale lettore dei suoi contenuti e ad invogliarlo all’acquisto.
Punto.
Allora, se quella è la definizione, vediamo di scendere in dettaglio.

Booktrailer e powerpoint

Anzitutto la parola filmica, bruttina, suscita però l’idea di qualcosa che si muove sullo schermo.

Essa dovrebbe escludere i numerosissimi powerpoint o keynote che “usurpano” il nome di trailer. Intendiamoci, non che non abbiano una loro dignità. A volte sono messi insieme piuttosto bene. Hanno dissolvenze accattivanti, ingrandimenti progressivi ben studiati, musiche di sottofondo scelte con sagacia ed altri ingredienti positivi.

Tuttavia essi, a mio giudizio, appartengono più alla categoria del manifesto pubblicitario che del trailer. Mi rendo conto che mi attirerò gli strali dei numerosi autori di questi oggetti. Ma il mio obiettivo è di mettere ordine in una nomenclatura che attualmente crea disordine e confusione. Voglio dire che i bei manifesti possono addirittura essere più validi dei brutti trailer, ma sono altra cosa.

La domanda “quanto costa un booktrailer?” trova allora facile risposta. Poco in questi casi di sequenze di immagini. Da molto a moltissimo per i filmati.

Fedeltà alla trama

Un altro importante capitolo di questa guida alla realizzazione di un trailer per un libro.
Informare il potenziale lettore dei suoi contenuti. Sembra una banalità, una verità lapalissiana, ma non lo è.
Ho letto su internet interventi di questo tipo: “la scena è in parte ispirata al libro, in parte inventata, una sorta di scena “possibile””. Da cosa deriva questa impostazione?

Viene il dubbio che l’autore del booktrailer trovi talmente poco interessante il libro da volervi sostituire situazioni inventate, per renderlo più attraente. Oppure immaginiamo un lasciarsi prendere la mano, un affezionarsi più al trailer che al prodotto che esso deve rappresentare. Il proliferare di concorsi e festival dedicati al booktrailer sembra essere conseguenza e pericoloso innesco di questa tendenza.

Ancora una volta devo scontrarmi con la teorica libertà di espressione, rischiando di passare per miope liberticida. Ma lo devo dire. Rappresentare il libro non significa farne pedissequa descrizione. Tuttavia l’aderenza al soggetto, senza ovviamente svelare gli imprevedibili finali, dovrebbe essere un must. Per esemplificare, tra gli illustri esempi di spot pubblicitari, ricordo quelli del Mulino bianco, diretti da Federico Fellini. C’era una storia a sé stante, che però girava sempre intorno ad un bel piatto di spaghetti, anzi di rigatoni.

Move these books

Proseguendo nell’analisi della definizione di booktrailer, arriviamo all’obiettivo. Invogliare all’acquisto. È una pubblicità e l’abilità che gli è richiesta è di far vendere.
Ciò comporta un paio di considerazioni, la seconda importantissima.

Vediamo la prima. Evocare ma non svelare. Non dire nè far vedere troppo, per non togliere al lettore la possibilità di ricreare a suo piacimento luoghi e personaggi. Guai poi, come detto, lasciar intravedere il finale. In questo sottile gioco di far sbirciare dal buco della serratura, da dove si scorge solo una fettina molto appetitosa del tutto, sta l’abilità di chi produce il trailer.

La seconda considerazione riguarda la durata. Book trailer di 5 minuti? Credetemi, ce ne sono. Quando saltate a vedere le ultime scene, tralasciando un paio di minuti intermedi, significa che era molto valido. Normalmente basta molto meno e si tronca la visone per passare ad altro.

Restando nel Mulino Bianco, lo spot di Gabriele Salvatores, una breve chicca.

La regola aurea sarebbe non superare il minuto. Ma se riuscite a racchiudere il tutto in 30” il lettore ve ne sarà grato. Trame semplici, immagini brevi (un po’ più lunghe dei 5 centesimi di secondo subliminali), incalzare di musica e concetti, senza ripetizioni inutili. Chi vi guarda è intelligente: partite da questo presupposto, che è poi una realtà, e non sbaglierete.

Gilberto Salvi

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