Per la mirabile piana del cielo

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Le verità della scienza e le invenzioni del mito

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Descrizione

Articolata in cinque capitoli qui e là punteggiati di excursus, e corredata di un corposo apparato di note in calce – contenenti le necessarie precisazioni anche storiche.

La trattazione monografica sul rapporto tra mito e scienza spazia tra le verità della scienza e le invenzioni del mito. Indaga gli imponderabili misteri dell’universo attraverso la speculazione e i tentativi di sitemazione teorica operati dai grandi pensatori del passato, ovvero attraverso le creazioni dei poeti e letterati. Giunge infine alle straordinarie scoperte e conquiste aerospaziali del presente.

Divagazioni astrali tra mito e scienza

Universiade. Sulle tracce di Beethoven

Il primo capitolo riporta in esergo un brano del Poema fisico e lustrale di Empedocle di Agrigento (sec. V a.C.), il più autorevole tra i poeti-filosofi assieme a Senofane di Colofone (VI secolo) e a Parmenide di Elea (VI-V secolo). Un autore, la cui dottrina cosmologica complessa e coerente viene allumata attraverso i frammenti superstiti della sua opera e le numerose attestazioni altrui.
Il capitolo passa quindi in rapida rassegna il pensiero di parecchi scienziati e filosofi. Da Senofane ad Anassimandro, da Talete ad Anassimene, da Parmenide a Zenone, etc., appunta l’attenzione su Pitagora di Samo (VI sec. a.C.) e, sopra tutto, sul più tardo Epicuro di Atene (IV-III secolo).

Quest’ultimo è presentato attraverso gli studi di uno specialista del calibro di Graziano Arrighetti. A contornare i papiri di Epicuro (o dei molti allievi) intervengono le testimonianze greco-latine sia in prosa sia in poesia. Tra le quali ovviamente privilegiato è il De rerum natura di Lucrezio.

I riccioli di Berenice

Il secondo capitolo, inizia con una succinta panoramica delle pratiche astronomiche e astrologiche in uso presso i popoli dell’antichità. Si sofferma in seguito sugli aspetti più fantasiosi e bizzarri delle loro credenze, intrise di componenti mitiche le più disparate. Lo comprovano opere quali, per i greci, l’Epitome attribuita a Eratostene di Cirene (sec. III-II a.C.). Per i latini risalta il manuale del dotto liberto di Augusto, Gaio Giulio Igino, pubblicato con il titolo di Poetica Astronomica.

Entrambi si occupano dei catasterismi, ossia delle leggendarie trasformazioni di oggetti e personaggi in astri e costellazioni. I racconti presentano non poche varianti e in certi casi vengono ripresi in tempi meno lontani se non addirittura recenti. È il caso e.g. della Chioma di Berenice, la cui origine si lega alla vicenda, a mezzo tra storia e mito, della sovrana d’Egitto, sposa di Tolomeo III Evergete. Una vicenda che offre materia di canto a Callimaco, Catullo, Foscolo, e pure alla contemporanea G.M. Reale.

La leggenda di Orione, da oggi a ieri

Tutto giuocato tra le visitazioni poetiche del presente e i miti del passato è il terzo capitolo. Esso s’impernia su Orione, gigantesco e violento cacciatore proveniente da Iria, in Beozia, ma in realtà di origine mesopotamica. Assunto in cielo post mortem assieme al fido cane Sirio, celebrato in libretti d’opera o in testi tetrali, riproposto in un dipinto di Nicolas Poussin (Paesaggio con Diana e Orione, 1658).

Il corpulento personaggio sollecita l’immaginazione di quattro autori contemporanei – René Char, Philippe Jaccottet, André du Bouchet, Yves Bonnefoy. I loro versi sono compiutamente analizzati da Rino Cortiana, francesista e fine poeta a sua volta, qui ampiamente citato.

Ritornando al passato, il capitolo si cimenta in una rassegna letteraria sul venator (a cominciare dall’improbabile nascita). Comprende in ordine sparso Ovidio, di nuovo Eratostene e Igino, Arato di Soli, Apollodoro, Corinna di Tanagra, Diodoro Siculo, etc.

Ma sopra tutto ricorre Nonno di Panopoli (sec. V d.C.) con le sue Dionisiache. Questo smisurato e densissimo poema epico s’incentra, appunto, sullo sfuggente, polimorfo dio del vino, impegnato nal conflitto contro gli Indiani.

Spigolando tra le stelle

Il quarto capitolo parte dalla viva attualità delle sfide aerospaziali per concentrarsi poi sulle caratteristiche sia astronomiche sia mitologiche delle costellazioni – Scorpione, Cane Maggiore e Minore (Procione), Lepre, Toro, Pleiadi, Cancro, Orsa Maggiore e Minore, Serpente (con annessa un’amena digressione sul rettilume, nel bene e nel male) – le quali in qualche modo si collegano alla formazione orionea, anch’essa debitamente perimetrata.

Sulla fantastica Via del Latte

L’ultimo capitolo si apre con una bella strofa di Franco Battiato per poi avventurarsi, da un lato, nella descrizione scientifica della Via Lattea, dall’altro lato, nelle narrazioni di differenti epoche e ambiti che la riguardano. Senza dimenticare le eventuali interpretazioni pittoriche, anche in questo caso numerose sono le testimonianze poetiche di Nonno, e aprono pure un varco al mito di Aura, vergine cacciatrice stuprata da Dioniso: un mito che brutalmente s’invera nella sequela di suicidi cui, in Grecia, a Roma o in altre antiche regioni, si abbandonano non poche vergini, effettivamente violate o comunque atterrite dalla minaccia della violenza maschile.

Formato: epub (500 Kb). Pagine: 360.

Ascolta l’intervista radiofonica all’autrice.

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