Un contributo della redazione di Mnamon agli Autori per capire come muoversi quando si vuole pubblicare il proprio libro.
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Con Mnamon Editore puoi pubblicare la tua opera: libro, eBook, audiolibro.
A che cosa pensi quando ti dicono che il romanzo o il saggio che hai appena scritto necessita di essere corretto?
L’hai finito da un pezzo e l’hai riletto più volte per essere certo che andasse bene.
Eppure l’editore al quale l’hai mandato per pubblicarlo ti ha risposto che il testo va corretto.
Bene, vediamo allora di capirci su errori e correzioni.
Esistono infatti diversi tipi di errore: ortografico, grammaticale, sintattico, di costruzione, stilistico, eccetera.
Ma noi non vogliamo perderci nei meandri delle teorie. Desideriamo capire, quindi facciamo le cose più semplici, semplifichiamo.
Che cosa bisogna fare per giungere al testo perfetto, o quasi? Come facciamo a comprendere di che cosa abbiamo bisogno?
Distinguiamo dunque tre tipi base di intervento (anzi quattro) che, a secondo dei casi, si possono impostare ed eseguire.
Se alla fine di questo articolo vorrai saperne di più su come puoi pubblicare al meglio il tuo libro, Mnamon può aiutarti.
GLI ERRORI ORTOGRAFICI O REFUSI
Si tratta di ciò che benevolmente l’editore vi comunica, cioè che ci sono errori di battitura. Magari avete scritto un’uomo: accidenti! vi è scappato quell’apostrofo che non ci vuole. Oppure avete digitato sufficente, senza infilare fra la c e la e quella i che la buona scrittura richiede.
Se l’avete fatto una sola volta, si tratta proprio di qualcosa che è sfuggito e pazienza, ma va corretto. Se invece un’uomo è ricorrente con l’apostrrofo, l’editore parlerà di refuso, ma voi fareste bene a ripassarvi le regole ortografiche della lingua italiana.
In un caso o nell’altro, dovete correggere il testo. Certe disattenzioni o imperfezioni non vengono tollerate dal lettore e rendono il libro sciatto e poco curato: dopo le prime pagine esso verrà accantonato e non più aperto e l’autore messo alla gogna.
GLI ERRORI SINTATTICI
Se i refusi sono facilmente correggibili con una buona ed approfondita rilettura del testo, diverso è per gli errori sintattici. Qui non si tratta di aver pigiato il tasto della k invece di quello della L, dato che sulla tastiera sono vicini: una mekanzana invece di una melanzana salta all’occhio; per lo più, in questo caso, si tratta di un errore che ogni correttore automatico individua.
Gli errori sintattici risiedono invece nella buona o cattiva conoscenza della lingua. I più noti sono quelli collegati all’uso dei verbi, in particolare del famigerato congiuntivo; altri non meno frequenti sono quelli dell’uso appropriato delle preposizioni o dei singolari e plurali. Facciamo qualche esempio, per capirci.
I congiuntivi
Se si fosse girato indietro, l’avrebbe scorto. Chi scrive “se si girava indietro, lo scorgeva“, fa un errore.
Così come nel fantozziano “allora, ragioniere, che fa, batti?” “mi da del tu?” “no, batti lei” “ah, congiuntivo!”
Oppure “Suppongo che tu vuoi dirmi di che cosa si tratta” invece di “suppongo che tu voglia dirmi di che cosa si tratti“.
E così via in tanti altri esempi nell’uso del famigerato congiuntivo.
Le preposizioni
La vide che montava sul cavallo invece di a cavallo.
Ho appuntamento nel dentista invece che col dentista o dal dentista.
È nato a giugno invece di in giugno. La frase completa sarebbe è nato nel mese di giugno, abbreviata togliendo mese.
Andò a casa per fare i compiti invece di a fare i compiti.
I due ultimi esempi sono al limite della pignoleria: le varianti sono nella realtà accettate.
Nei plurali
La maggior parte delle persone guardano la televisione invece di guarda (errore frequentissimo).
Vide il gruppo di scolari che si avvicinavano all’ingresso, invece di che si avvicinava.
Non mi dilungo in altri esempi. Quello che interessa qui è far capire che questi errori sono di solito connaturati con il grado di conoscenza o di ignoranza della materia linguistica. Non è più una questione di stare attenti ai tasti della tastiera, a pigiare quelli giusti, qui entrano in ballo delle regole, che o si conoscono o si ignorano. A volte è addirittura l’uso comune di tali errori a promuoverli come se non lo fossero: basta ascoltare un telegiornale alla TV per cogliere il florilegio di questi antipatici ed approssimativi usi della lingua da parte di commentatori e conduttori.
GLI ERRORI DI STILE
Questa terza categoria è la più sottile e più indefinita tra tutte. Che cos’è lo stile di scrittura? Secondo me è l’eleganza, cioè il saper creare una frase che scivoli via bene.
Facciamo qualche esempio.
Giovanna si alza e si siede in braccio a lui, si stringono in un abbraccio che pare eterno. Così anche lei gli dichiara il suo amore.
Vi trovate qualche errore? Non ci sono refusi, sui tempi dei verbi niente da dire, tra alza ed e non c’è la famigerata virgola che molti mettono spesso in modo inappropriato, eccetera. Eppure quel così anche lei… suscita un che di arbitrario. “Così” significa “in questo modo”, ma cosa c’entra un modo? E quell’anche? Non c’è scritto che lui prima le abbia dichiarato qualcosa.
Non preferireste leggere:
Giovanna si alza e si siede in braccio a lui, si stringono in un abbraccio che pare eterno. È questa l’esplicita dichiarazione del loro amore.
Un altro esempio.
«Va bene, mio futuro sposo!» sorride di cuore, si sente emozionata e non vede l’ora che giunga quel giorno, nel quale lui la porterà all’altare.
Anche qui nessun errore apparente. Fa un po’ specie quel sorridere di cuore. Anche quel giorno nel quale non appare scorretto, ma forse preferiremmo un quando.
«Va bene, mio futuro sposo!» risponde sorridendo. Si sente emozionata e non vede l’ora che arrivi quel giorno, quando lui la porterà all’altare.
Ecco un ultimo esempio.
I giorni passarono e nel frattempo i due adolescenti diventavano dei piccoli uomini, cominciavano a cambiare le teste e le esigenze, avevano desiderio di uscire da quell’ambiente, volevano conoscere il mondo, conoscere altri ragazzi come loro, ma naturalmente non erano troppo piccoli di età e loro erano grandi dentro, volevano fuggire scoprire cosa c’era fuori da quell’edificio, come era la vita, la loro normalità quotidiana, era scandita da quelle incombenze che erano assegnate a tutti gli ospiti di quella casa di correzione per piccoli delinquenti.
Qui troviamo una bella descrizione di sentimenti intimi. L’autrice ben rappresenta il sentire degli adolescenti che stanno crescendo in un ambiente ostile. Vi sono evidenti errori di punteggiatura, non difficili da correggere.
Però la frase è molto lunga, non finisce più, vuole descrivere troppe cose. C’è anche qualche tempo verbale che desta perplessità.
L’abbiamo corretta in questo modo:
I giorni passavano e nel frattempo i due adolescenti diventavano dei piccoli uomini. Cambiavano le esigenze, desideravano uscire da quell’ambiente per conoscere il mondo ed incontrare altri ragazzi. Non erano più troppo piccoli di età, ma erano grandi dentro. Volevano fuggire e scoprire cosa c’era fuori da quell’edificio, capire come era la vita.
La loro normalità quotidiana era scandita da quelle piccole incombenze che venivano assegnate a tutti gli ospiti di quella casa di correzione per piccoli delinquenti.
L’intervento sullo stile lascia praticamente immutato il testo, ma lo rende più fluido, anche più comprensibile.
SAPER SCRIVERE
Vi è infine quello che non è un errore di stile, ma è il modo di porgere la storia.
Entra in gioco la capacità dello scrittore di catturare l’attenzione del lettore e di fargli vivere la vicenda narrata nel libro. Si tratta di un’abilità forse innata o che deriva dall’aver letto e scritto molto, assimilando quei principi che non sono facili da enunciare, quel modo di scrivere che rende uno scrittore diverso dall’altro e che gli procura il successo al quale, purtroppo o per fortuna, la maggior parte di chi scrive non può aspirare.
Stiamo parlando dell’edirting profondo, che lascia (generalmente) immutata la storia ma interviene pesantemente nella stesura del libro.
Il passo che abbiamo visto prima potremmo rivederlo in questo modo:
I giorni passavano e nel frattempo i due adolescenti diventavano dei piccoli uomini. Cambiavano in loro le esigenze, desideravano uscire da quell’ambiente per conoscere il mondo esterno, dove incontrare altri giovani come loro. Desideravano allargare gli angusti confini della propria esistenza, aprire una finestra su un paesaggio che loro non conoscevano più da anni.
È vero, erano ancora molto giovani, ma erano grandi dentro.
Volevano fuggire, scoprire cosa c’era lontano da quell’edificio tetro nel quale vivevano.
Com’era la vita là fuori? Non poteva essere come la loro normalità quotidiana. Questa era scandita da piccoli gesti, dagli immancabili incarichi che si vedevano assegnare ogni giorno, loro ed ogni altro ospite della casa di correzione per piccoli delinquenti.
CONCLUSIONE
Ebbene, al termine di queste citazioni e di questo breve viaggio nella scrittura, ci chiediamo come operare per proporre alla fine un libro, romanzo o saggio o manuale, che si presenti al meglio al lettore. Un libro del quale questi si innamorerà, leggendolo con piacere fino alla fine. E, quando l’avrà finito, lo suggerirà agli amici, innescando quel passa parola che lo farà diventare un successo editoriale.
Cosa fare dunque quando si presenta la propria opera ad un editore per pubblicarla?l L’abbiamo letta e riletta, ma forse non siamo così sicuri che essa sia… perfetta.
Sembra una banalità, ma Internet è piena di siti che propongono la pubblicazione di testi così come sono.
Anzitutto quindi diffidiamo di queste offerte low-cost o addirittura cost-free e pretendiamo di rivolgerci ad un editore che almeno il nostro libro se lo legga.
Dopo averlo letto, ci segnalerà le magagne trovate e proporrà un intervento migliorativo.
Seguiamo dunque i suoi consigli, procedendo almeno alle prime correzioni, queste sì ineliminabili: non si può presentare al lettore un libro con errori ortografici o sintattici, per lo meno, Mnamon non lo fa.
Per il resto, se il testo non è scritto con proprietà stilistica e l’Editore ce lo segnala, valutiamo l’opportunità dell’intervento che ci viene consigliato.
Abbiamo dedicato un mucchio di tempo per scrivere il libro e poi, per la fretta o per risparmiare, pubblichiamo qualcosa di poco presentabile?


